Ci scrivo su - Issue #26
Buongiorno e benvenut*. Che belva si sente?
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Il primo settembre tutti inviavano una newsletter in cui parlavano della ripartenza: era anche un lunedì.
Io, per giorni, ho cercato di scrivere qualcosa per ricominciare la mia newsletter, ma ogni cosa che scrivevo la detestavo. Non mi sembrava vera, oppure mi sembrava vittimistica e banale.
Vi scrivo all’alba del primo ottobre: un giorno catartico per me (leggi la issue sulla catarsi - Issue #23)
Catartico perché, dirai? Un anno fa, proprio oggi all’alba, mi svegliavo convinta di aver trovato la mia strada: una casa — che forse non ho mai sentito davvero sicura e mia —, un lavoro, dei sentimenti.
Ricordo, come se fosse ieri, che quella mattina faceva fresco ed era ancora buio quando sono uscita di casa per andare al lavoro. Mi sentivo quasi piena, quasi sicura.
Quasi.
Quel “quasi” che mi ha sempre bloccata e mi ha fatto domandare:
“Noemi, ma sei sulla strada giusta?”
Un “quasi” devastante, distruttivo, demoralizzante.
Noemi, hai cambiato vita. Dai, è quella giusta. Dai, è quella giusta?
Noemi?
Noemi.
Noemi…
È passato un anno, e me ne rendo conto solo ora, mentre le porte scorrevoli della corporate che amo si chiudono alle mie spalle. E io so di non essere più la stessa persona che, un anno fa, attraversava quel tappeto logato.
E loro lo sanno: Noemi S., quella che un anno fa entrava qui, oggi esce ed è un’altra Noemi S.
“Buonasera e benvenuti. Che belva si sente?”,mi chiedo.
Sì, da sola.
Che belva mi sento, secondo te?
Il mio gatto persiano? Ok. Ma Cleopatra o Carlo?
Il chihuahua che Ale vuole? Maybe.
O magari quel bulldog francese che due miei cari amici pensavano di crescere insieme. Ma no, lui russa troppo.
Noemi? Sì.
Mi sento un animale chiamato Noemi. Un animale che, a un certo punto, è svenuto.
Ha visto collisioni sinaptiche negli occhi e si è svegliato senza capire di essere svenuto.
Un animale che non si è mai accorto di essere crollato, ma dopo qualche mese è diventato così rabbioso da pensare che quella malattia fosse stata causata da una collisione sinaptica.
Una concussion. Così dicevano.
Oggi.
Buongiorno e benvenuti. Che belva si sente?
Tu?
Che belva ti senti?
Io dico: “Un bruco può essere una belva?”
Dai, amo dimmi di sì.
Il bruco, a un certo punto, essendo invertebrato, capisce che non ce la fa più. E allora si protegge.
Si custodisce.
Si veste così bene che si veste di seta.
Dillo pure, sì, lo so che lo stai pensando: anche io mi vesto di seta.
Allora: primo filo, secondo filo, terzo, quarto, quinto, sesto, settimo, ottavo. Nono. Decimo.
Si protegge.
Passa in silenzio un po’ di tempo.
Il tempo di cui ha bisogno.
Poi si schiude.
Vola via.
In una metamorfosi perfetta: da invertebrato a creatura con le ali.
Oggi, primo ottobre 2025, posso spogliarmi dei miei vestiti di seta e volare.
Dove voglio, dove sento il bisogno.
Dove mi sento al sicuro.
Che belva ti senti?
Io, una farfalla colorata che può volare dove gli altri le hanno detto che non poteva andare.
Più belva e controcorrente di così, dimmi tu.
E tu, che belva ti senti?
Buona giornata! Vi auguro prati fioriti e una Paris Fashion Week piena di farfalle di Blumarine
Noe







